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Nel 2003 trascorro sei mesi come aiuto educatore presso l'Unità abitativa minorenni della Fondazione Otaf di Sorengo.
Era mio desiderio adoperare le mie esperienze creative nel campo del sociale.
In questa mia interessante esperienza di vita ho imparato tante cose: maggior rispetto della vita, più pazienza e maggiore attenzione.
Sono rimasto affascinato dall'impegno e dalla dedizione da parte degli educatori ed delle educatrici verso questi bambini portatori di handicap fisici e mentali, a volte anche casi sociali.
Per quanto riguarda me, ho cercato di collegarmi e comunicare con loro in maniera creativa.


Questo è un articolo scritto da me apparso sulla rivista SEMI DI BENE, numero 4 del 2003, pubblicata dalla Fondazione Otaf.


L’UAM, una tavolozza di colori vivaci

L’Unità Abitativa Minorenni ospita bambini e ragazzi d’età tra i quattro e i sedici anni. Ogni giornata passata all’UAM mi fa pensare ad un enorme quadro, in cui ogni ospite rappresenta un colore e assieme formano una gran tavolozza, una vivace famiglia di colori. Ogni colore trova il suo spazio all’interno di questo grande disegno che è l’UAM, alcuni si mescolano, altri si accostano creando dei magnifici contrasti. È proprio di questo grande gioco di colori che voglio parlarvi.

L’UAM è un luogo speciale. È speciale di mattina, quando la luce fioca illumina la stanza ed accende il primo timido contatto tra operatore ed ospite. In questo preciso istante un altro quadro prende vita. Si raggiunge assieme il salone per incontrare gli altri e fare colazione. Qui si comincia ad intonare il carattere dell’umore della giornata e con questa prima carica, si accompagnano gli ospiti alle rispettive classi. I più piccoli si fanno sentire già scendendo le scale, le loro strilla accendono la voglia di andare avanti. Infine un piccolo saluto con la promessa di ritrovarsi qualche ora dopo.

Al pomeriggio la ripresa degli ospiti e dei loro quaderni … negli occhi d’ogni bambino è possibile cogliere il vissuto di tante ore. Poi la lettura dei diari, dove è sempre presente quel filo invisibile che collega bambini ed operatori, stagiaire compresi … Quanto sono intensi quei momenti!

Seguono le varie proposte d’attività che precedono la cena. Molti amano le passeggiate e i giochi in giardino, altri, i più intrepidi e desiderosi di conoscere e capire il mondo, preferiscono le esplorazioni all’interno ed esterno dell’istituto. Ai più tranquilli sono riservati momenti di relax a stretto contatto con l’operatore.

Senza accorgersene arriva l’ora di cena, questo è il momento magico della giornata. Tanti, tutti assieme attorno ai tavoli, ognuno vi partecipa come può, con sguardi, risate, richiami per comportamenti inadeguati, cibo non sempre all’interno dei piatti … sembra proprio d'animare un quadro di Renoir.

 

Segue il bagnetto, a volte gioioso altre volte in un rispettoso silenzio ed infine, i preparativi per andare a nanna.

Ogni sera si preparano i vestitini per l’indomani e comincia la ricerca degli oggetti cari. L’orsetto, lo straccetto, la macchinina, da disporre accuratamente nel letto, in modo da rassicurare il sonno dei nostri piccoli ospiti. Infine ci si allontana dopo il racconto di una favola o semplicemente con parole e suoni rassicuranti adeguati alla situazione.

 

Dopo la buonanotte, con gli occhi e con la mente si ritorna al quaderno, testimone di quel filo invisibile che collega tutti. Un legame dove se un bambino è assente, anche per un solo giorno, se ne avverte la mancanza.

Intanto l’UAM si spegne, almeno in apparenza, ogni colore ritrova il suo posto sulla tavolozza, aspettando l’indomani dove aiuterà a dipingere un nuovo quadro, simile a quello del giorno precedente, ma, sempre diverso.

 Pensieri di Giorgio Rotilio